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Qualcosa di più dell’amore

Un’intensa storia d’amore. Sicuramente è questa la principale chiave di lettura di questo romanzo che racconta la relazione tra due giovani nella Russia di Stalin. Lev e Svetlana sono due universitari russi che si incontrano e s’innamorano e la loro storia poteva essere quella di qualsiasi altro se non fosse che nelle loro vite irrompe la seconda guerra mondiale.

Lev viene arrestato dai tedeschi, sopravvive a Buchenwald, viene liberato dall’esercito alleato e ritorna in Russia dove lo aspetta però l’NKVD (la polizia staliniana) che lo deporta nel gulag di Pečora con l’accusa di essere una spia tedesca. Da qui inizia la straordinarietà della storia d’amore dei due protagonisti. Basta leggere i numeri: 1246 sono le lettere, rinvenute negli archivi del KGB, che i due giovani si scrivono durante il periodo di prigionia di Lev. 647 quelle scritte da lui, 599 da Svet. A separarli non sono solo i chilometri di distanza ma soprattutto le esistenze diverse. Lev vive una vita da recluso nel campo di prigionia costretto ai lavori forzati, Svet cerca di andare avanti, si occupa dei genitori malati e trova un buon impiego. Non sono sposati ma si considerano marito e moglie e la loro vita coniugale nasce e cresce grazie alle lettere attraverso cui i due giovani si raccontano le proprie giornate, si scambiano opinioni, condividono gioie e dolori e litigano.

Ma l’amore non è la sola chiave di lettura di questo romanzo. L’autore Orlando Figes, professore di storia all’Università di Londra e profondo conoscitore del mondo russo, grazie alla ricostruzione dello scambio epistolare ci regala anche uno spaccato di due vite dentro e fuori i gulag di Stalin. Lev parla del dramma di subire un’ingiustizia e pagare per un crimine non commesso, riflette sullo svilimento dell’animo umano quando si ritrova a vivere in condizioni disumane e soprattutto Lev è la dimostrazione del coraggio e della dignità che alcuni uomini mostrano durante le avversità. Non è da tutti infatti riuscire a mantenere la sua dirittura morale e la sua lucidità mentale in condizioni di vita tanto estreme.

Ma è anche Sveta a parlare e dalle sue parole emerge una figura femminile protagonista della propria vita, che vuole il suo posto nel mondo, lavora, si dedica alla famiglia e aiuta gli amici di Lev rinchiusi anche loro nei gulag. Svet è una donna determinata, intellettualmente onesta, instabile caratterialmente, che affronta le difficoltà della vita a testa alta senza perdere tempo dietro le persone che si fanno travolgere dagli eventi. Svet decide di prendere in mano non solo la sua di vita ma anche quella di Lev, elevando la loro storia d’amore al di sopra delle ristrettezze economiche, della malattia, della guerra e perfino del regime stalinista.

Romina Anardo

Romina Anardo

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