(Non) Vincere!
Mi risparmio e vi risparmio l’ennesima analisi politica del voto. Ne abbiamo sentite e ne sentiremo ancora chissà quante. Siamo bravissimi in Italia a fare le formazioni una volta che le partite sono finite, così come siamo i migliori a impostare strategie ed alleanze una volta che lo spoglio delle schede è terminato.
I miei sono pensieri molto liberi e personali, l’indomani dell’ennesima tornata elettorale in cui la formazione per cui ho votato non ha vinto.
Ecco, il punto è proprio questo: non ha vinto. Non è che “ha perso”. Non ha vinto. Poteva, doveva vincere, lo si pensava da mesi, lo scrivevano tutti. Le condizioni erano nitide, persino banali. E invece no.
Una manciata di voti sopra l’avversario non sono cosa, non servono quasi a nulla. È come vincere 1-0 su autorete al novantesimo con l’avversario in 9. Sì, d’accorso, ma poi? Tutto il resto è noia, come cantava il Califfo. Perché alla fine a non vincere mai ci si annoia. La sconfitta può essere persino romantica, eroica, struggente. Si può essere minoranza con orgoglio, coerenze e responsabilità.
La cosa peggiore è non essere né minoranza né maggioranza. Qualcosa che somiglia pericolosamente al nulla.
Antonello Sacchetti
Autore di diversi libri sull'Iran, animatore dei blog Diruz e Il cassetto.


